PACECCO DE ROSA OPERE GIUGLIANESI
- Salvatore Parisi
- 31 ago 2018
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" Grande imitatore del naturale, del quale però sceglieva il più bello, e l'piu' nobile,come si vede dalle sue opere"
Così ci descrive il de Rosa Bernardo de Dominici, nella sua opera sui pittori e artisti napoletani del 1743 che possiamo considerare l'equivalente, appunto napoletano, dell'opera di Giorgio Vasari. il dipinto in questione, san Deodato, sempre per questioni stilistiche possiamo ascriverlo a un periodo successivo alle altre, quindi a un periodo più tardo dell'autore, quel periodo dopo gli anni '40 in cui il de Rosa, interiorizzata la lezione di Stanzione sul naturalismo di stampo caravaggesco, rende la sua maniera pittorica più limpida e cristall

ina. Sempre de Dominici : " non contento della scuola eruditissima del Cavalier Stazioni, udendo vantar da lui [...] l'opere dell'Eccellentissimo Guido Reni,si propose imitare il più possibile quel gran Maestro."
E questo ben si evidenzia dal confronto con un'opera ,del periodo prima detto, del pittore bolognese Guido Reni, in cui é ben evidenziata la ricerca cromatica ed espressiva: il volto e l'espressione, la luce che permea l'opera ,e a cui entrambi i protagonisti delle opere sono rivolti. Sicuramente un salto della sua già grande qualità per Pacecco, che tra l'altro in questo periodo ha molte committenze sia pubbliche che per famiglie napoletane ;
Per quanto riguarda il martirio di San Giuliano, molti hanno chiesto di quest'opera. Ebbene come sottolinea un critico, Pacelli, possiamo attribuire questa a Pacecco de Rosa ( o per lo meno con sicurezza alla bottega del suo patrigno Filippo Vitale) in base a varie considerazioni stilistiche. In primis l'analogia della figura del carnefice con quella di altre opere. alcuni esempi sono la strage degli innocenti sempre del de Rosa,conservata al Philadelphia Museum of art , e un'altra strage degli innocenti attribuita al de Rosa ( o comunque alla bottega del Vitale). Quest' ultima risale alla prima metà del 1600,mentre l'altra al 1640 circa, quindi sono portato a credere che anche le tele di santa Sofia non vadano oltre quest'arco temporale. Altra analogia é anche quella del san Giuliano col san Giovanni in un'assunzione conservata al North Carolina Museum. Ora per gli stemmi in basso ai dipinti bisogna cercare, sempre in relazione all'arco temporale in questione,maggiori informazioni su queste famiglie e le loro committenze.
nota) alcune di queste opere furono sottratte e poi ritrovate grazie ai carabinieri e grazie all'azione di catalogazione a suo tempo provvidenzialmente eseguita dal prof. Mimmo Savino f.to GFR